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comunità pino rosa di bicchio
servizio residenziale per genitori dipendenti
da sostanze con figli e donne in gravidanza

Introduzione
La Comunità “Pino Rosa” nasce nel 1995 per accogliere genitori tossicodipendenti con figli e donne in gravidanza. Si rivolge a madri e padri maggiorenni che hanno una storia di abuso di sostanze stupefacenti, alcologiche e/o farmacologiche. Vengono accolti in forma residenziale con i propri figli o da soli, nel caso in cui abbiano figli in affidamento. Il progetto “Alba” prevede parallelamente:
un percorso riabilitativo rispetto all’abuso di sostanze;
un percorso di sostegno alla genitorialità;
un sostegno alla maternità (accompagnamento al parto) nel caso di donne in gravidanza.
Il progetto attuato per ogni ospite viene sempre concordato con i Servizi invianti e, quando c’è la presenza di minori, anche con il Servizio Sociale di riferimento. Il percorso può infatti essere modulato sulle situazioni individuali, sia rispetto al minore sia rispetto all’adulto ospite, per quanto riguarda ad esempio la disintossicazione dalla terapia metadonica o il mantenimento della stessa quando ritenuto necessario. Sono possibili anche inserimenti brevi finalizzati alla “osservazione” della relazione madre - bambino.


le fasi del progetto
Il percorso ha una durata di circa diciotto mesi, salvo richieste individualizzate da parte dei Servizi invianti. Si suddivide in tre fasi: inserimento e conoscenza reciproca (durata circa tre mesi); coinvolgimento (durata circa nove mesi); autonomia e reinserimento esterno (durata circa sei mesi).
inserimento e conoscenza
La prima fase del nostro percorso si concentra sulla conoscenza del caso (anamnesi) e sulle procedure di ingresso, con le quali si intendono le procedure finalizzate ad attivare la rete territoriale rispettoal medico generico, al pediatra, alla ginecologa, all’inserimento dei minori nella scuola e/o asili territoriali. Inoltre viene svolta una prima osservazione e analisi del comportamento della madre o del padre e del bambino, per evidenziare la presenza di eventuali problematiche personali e relazionali, di fronte alle quali programmare interventi specifici. L’inserimento è un periodo che viene vissuto prevalentemente all’interno della casa, gli interventi sono di stimolo e di sostegno all’ambientazione del genitore e del minore nella comunità e hanno la finalità di stabilire una relazione di fiducia con gli operatori (aggancio) e con gli altri ospiti. Da subito si iniziano:
i colloqui individuali settimanali con la psicoterapeuta (consulente esterna),
i colloqui individuali settimanali con lo psichiatra (consulente esterno) per il monitoraggio della terapia,
i colloqui individuali con l’educatore (anamnesi, diagramma, foglio vita),
i gruppi settimanali (gr. genitorialità, gr. sulle dinamiche di gruppo, gr. verifica, riunione di casa).
Se al suo ingresso la donna è nell’ultima fase della gravidanza, oltre alle visite di routine, inizia la preparazione al parto seguendo i corsi specifici organizzati sul territorio dalla A.s.l.
In questa fase l’educatore di riferimento dell’area genitoriale somministra all’utente l’IRMAG ( intervista per le rappresentazioni materne in gravidanza ). È uno strumento molto utile per indagare le aspettative, le percezioni, le emozioni della donna rispetto all’esperienza della gravidanza e al ruolo genitoriale, e per indagare anche le fantasie, le emozioni e le aspettative della donna ripetto al bambino che è ancora “interno”. Dopo la nascita del bambino (intorno al 4° mese di vita), l’educatore somministrerà un’altra intervista semistrutturata (IRMAN) per indagare di nuovo la rappresentazione di sé come genitore e la rappresentazione del bambino, ora “reale”. Rispetto al minore, al suo ingresso viene effettuata una prima valutazione del suo stato di salute da parte del pediatra di riferimento, oltre che una valutazione dello sviluppo psicomotorio attraverso la neuropsichiatria infantile territoriale. La collaborazione con specialisti esterni è fondamentale per definire e/o modulare un intervento ben strutturato sulla genitorialità e per tutelare l’interesse del minore.
coinvolgimento
In questa fase la madre e il padre sono stimolati ad entrare in contatto con gli altri in una dimensione di scambio e reciprocità. Viene chiesto loro di concretizzare il proprio cambiamento di stile di vita e di aderire alla vita comunitaria, vengono loro affidate infatti maggiori responsabilità nell’ambito della gestione della casa. L’analisi dei vissuti personali si sposta su una dimensione più intima e vengono esplorate esperienze del passato legate all’infanzia, all’adolescenza e alle proprie figure genitoriali; è il momento del contatto con il Sé e della rielaborazione. In questo periodo si lavora molto sia sul piano terapeutico sia sul piano educativo/comportamentale e si affronta la storia della dipendenza attraverso: i colloqui individuali (diagramma, foglio vita) sia con la psicoterapeuta sia con gli educatori;
i gruppi (gr. sulle dinamiche di gruppo, gr. a tema, gr. genogramma, gr. fotografia, gr. genitorialità);
la conoscenza e il lavoro con la famiglia di origine, là dove è possibile. Si esplorano anche le conoscenze formative e/o lavorative della persona per valutare ed ipotizzare un successivo percorso lavorativo individualizzato. Si procede con l’attivazione di corsi, stage lavorativi, borse lavoro, tutti volti a promuovere un inserimento in autonomia al di fuori dalla comunità. Queste esperienze esterne risultano importanti perché permettono di valutare le capacità organizzative del genitore, anche rispetto alla gestione del bambino, e di verificare il comportamento e l’assunzione di responsabilità al di fuori del contesto comunitario, potendo intervenire a sostegno della persona qualora si manifestino difficoltà. Rispetto al minore si mantiene la collaborazione con la neuro psichiatria infantile e si effettuano verifiche periodiche con il nido d’infanzia, la scuola d’infanzia e la scuola primaria, per conoscere l’andamento del minore e per alimentare una collaborazione con la rete territoriale. Inoltre si continuano gli interventi educativi nel quotidiano e l’osservazione della relazione strutturata genitore-bambino. Gli interventi sulla genitorialità che attiviamo infatti son vari e a più livelli. In particolare l’osservazione videoregistrata della relazione madre/padre-bambino, si è rivelata uno strumento molto utile nel sostegno al ruolo genitoriale. Viene introdotta dai primi mesi dell’ingresso in comunità e consiste in una sessione videoripresa di interazione libera e/o strutturata tra il genitore e il bambino, per la durata di circa 20 minuti ed una cadenza bisettimanale, che può diventare settimanale a seconda delle esigenze di intervento. A seguito della videoripresa viene attuato poi un colloquio di restituzione tra il genitore e l’educatore, durante il quale la sessione viene rivista e discussa insieme. Gli obiettivi che si pone: aumento della consapevolezza con cui l’adulto si relaziona ai bisogni del bambino.
cambiamento degli schemi interattivi disfunzionali.
rafforzamento degli schemi interattivi adeguati.
autonomia e reinserimento
L’autonomia e lo sganciamento rappresentano un momento molto delicato per la persona perché spesso scatenano angosce di solitudine e separazione; per questo motivo si struttura un percorso graduale nel rispetto del cammino personale e delle risorse attivabili per la realizzazione di un reinserimento nel contesto sociale. Le persone che per molto tempo hanno abusato di sostanze vivendo uno stile di vita disordinato, fuori da regole e senza responsabilità, hanno difficoltà a dare affidabilità, continuità e stabilità, elementi che sono invece essenziali nel mondo del lavoro, nelle relazioni e non solo. Il reinserimento rappresenta questa importante svolta che permette alla persona di crescere proprio misurandosi con queste dimensioni così indiscutibilmente necessarie per riuscire poi a camminare in piena auonomia. È importante che la persona si separi dalla comunità avendo consapevolezza sia dei propri limiti che dei propri punti di forza. Vengono rafforzati, dove è possibile, i rapporti con la famiglia di origine e si valuta insieme ai Servizi invianti l’eventualità di un reingresso sul territorio di provenienza del nucleo genitore-bambino.
A questo proposito s’intensificano i rapporti con i Servizi invianti affinché tornino gradualmente ad essere punto di riferimento e di dialogo privilegiato della persona e siano parte attiva in questa parte finale del percorso.
Vengono mantenuti:
colloqui settimanali con la psicoterapeuta, nostra consulente esterna, colloqui settimanali di verifica con l’operatore.
Valutiamo che una persona sia pronta ad uscire dalla forma residenziale di comunità quando sarà riuscita a trovare una sistemazione lavorativa e abitativa stabile, che le garantisca un buon grado di autonomia compatibilmente alla gestione del minore e quando rispetto alle sostanze avrà dimostrato un buon consolidamento dell’astinenza.

ubicazione
La struttura “Pino Rosa” si trova a Bicchio, località del Comune di Viareggio a circa 1,5 km dal centro; è all’interno della pineta alle spalle della chiesa parrocchiale e vi sono al suo interno un parco giochi attrezzato e due campi scuola di calcio per bambini.
E’ una struttura che privilegia la dimensione del bambino rispettandone i bisogni, gli orari e gli spazi. Per questo vengono organizzati nel tempo libero giochi didattici nello spazio ludico-ricreativo interno alla nostra comunità o nella pineta esterna con la presenza di educatori supportati da volontari, tirocinanti e ospiti.

come raggiungerci
Dall’uscita autostrada Pisa Nord:
All’uscita girare a destra in direzione Torre del Lago, passare il semaforo del centro di Torre del Lago andando diritto in direzione Viareggio, passare la rotonda proseguendo sempre dritto, dopo circa un chilometro si arriva nella località Bicchio, girare a sinistra alla chiesa. Sul retro di essa si trova la struttura, all’interno della pineta.
Dall’uscita autostrada di Viareggio:
All’uscita prendere la superstrada per Pisa Nord e proseguire in quella direzione fino all’uscita Cotone-Bicchio. Alla rotonda andare diritto verso il mare, allo stop tenere la sinistra, andare diritto e, dopo il semaforo si arriva nella località di Bicchio. Passati circa cinquecento metri sulla destra c’è la chiesa e al secondo cancello di essa l’entrata della struttura.

comunità pino rosa di bicchio

tipologia:
Comunità per genitori dipendenti da sostanze con figli e donne in gravidanza
indirizzo:
Via Aurelia Sud n 478, località Bicchio, Comune di Viareggio, Lucca
tel.:
0584 / 389726
fax:
0584 / 397715
e-mail:
ceisbicchio@virgilio.it
posizione:
La struttura “Pino Rosa” si trova a Bicchio, località del Comune di Viareggio a circa 1,5 km dal centro. E’ all’interno di una pineta alle spalle della chiesa parrocchiale.
autorizzata per:
6 donne e 6 bambini.
staff:
1 Responsabile, 4 operatori, 1 medico
, 1 infermiere, 1 psichiatra e 1 psicologa
supportati da un gruppo di volontari.
L’equipe effettua una supervisione mensile esterna condotta da uno psicoterapeuta.
aperta dal:
1995
azienda USL territorio:
n° 12 Versilia