
comunità di altagnana
comunità per minori
premessa
La Comunità si configura a dimensione familiare, con uno stile di vita radicato nella quotidianità dove i rapporti tra minori accolti e gli educatori sono basati sulla stabilità affettiva, la sicurezza, la serenità, l’educazione ed il rispetto per le persone e le cose. Per Comunità Educativa si deve intendere non tanto uno spazio di controllo del disagio minorile e delle sue manifestazioni antisociali, quanto piuttosto uno spazio educativo con dinamiche di tipo comunitario e familiare, che renda il minore protagonista della propria storia, attore centrale nella progettazione e costruzione del proprio futuro.
ammissione del soggetto
La comunità è autorizzata ad accogliere in forma residenziale 8 minori maschi (più una
pronta accoglienza) dai 12 ai 18 anni di età, che vivono situazioni di disagio a livello famigliare e/o personale e per le quali le autorità competenti reputino opportuno l’allontanamento familiare e/o territoriale. Ogni ingresso avviene a seguito di una presentazione del caso tramite relazione scritta dalle autorità invianti; la relazione deve comprendere il quadro familiare, clinico, legale, i bisogni, le motivazioni, le risorse scolastiche o lavorative di rete e le possibili ipotesi di intervento.
ento. Da valutare caso per caso l’inserimento di persone in detenzione o agli arresti domiciliari.
limiti alla presa in carico
La comunità non prevede la presa in carico di persone con problematiche psichiatriche.
La comunità non prevede la presa in carico di persone di sesso femminile.
obiettivi
L’adolescente in disagio può portare con sé diversi livelli di bisogni a cui la comunità è chiamata a rispondere:
il livello regressivo, il bambino non ancora cresciuto e bisognoso di attenzioni primarie, di sentirsi accettato incondizionatamente.
il livello evolutivo di adolescente “normale” che, per rispondere ai bisogni di definizione di sé e di affermazione di un’identità ancora in divenire, si pone nei confronti dell’autorità in un rapporto talvolta di opposizione e comunque pressoché sempre dialettico.
il livello antisociale di ragazzo deviante e trasgressivo che ha bisogno di essere contenuto e sostenuto attraverso una graduale interiorizzazione dei valori e una profonda comprensione delle regole a loro sostegno.
La comunità promuove il processo di educazione del minore, nel rispetto dei tempi di crescita e delle specificità di ciascuno, affinché si appropri degli strumenti necessari ad essere padrone della propria storia. Ciò vuol dire essere in grado di coniugare il proprio passato e il proprio presente in funzione della progettazione del proprio futuro. L’obiettivo prioritario è l’apprendimento di abilità utili a relazionarsi in modo costruttivo e a gestire la propria vita in maniera sempre più autonoma attraverso l’acquisizione di quelle competenze comunicative di base e strategie metecognitive di automonitoraggio. L’azione educativa è inoltre indirizzata all’interiorizzazione di valori quali l’amicizia, il rispetto, la responsabilità nei confronti dei propri impegni, ma anche allo sviluppo di aspetti di tipo psicologico legati all’autostima e ad una maggiore strutturazione del sé che favoriscono una visione positiva del mondo.
Gli interventi possono essere sul singolo, sul gruppo e sull’organizzazione della vita quotidiana della casa. In particolare è fondamentale che l’adolescente riesca a rivedere il proprio cammino riflettendo attivamente sul significato dell’esperienza fatta nel contesto della propria storia e nella prospettiva del futuro che può e vuole progettare per sé.
tempi di permanenza
La comunità deve mantenere come orizzonte di senso l’obiettivo del suo superamento. In tal senso essa si attiva affinché la permanenza dei soggetti accolti al suo interno risulti la più breve possibile; questa esigenza viene tuttavia modulata tenendo presente da una parte i bisogni particolari e i ritmi di crescita del singolo minore e dall’altra le risorse effettive recuperabili nella famiglia e/o stimolabili sul territorio.
fasi del progetto
La prima fase progettuale consiste nella presentazione da parte dei servizi sociali del minore e viene valutato se la comunità così come è strutturata e per le dinamiche che in quel momento presenta, possa realmente essere una risorsa per il minore. Laddove è possibile prima dell’ingresso definitivo si prevedono incontri di conoscenza tra il minore e l’educatore con l’obiettivo di agevolarne il processo di inserimento nel nuovo ambiente. Durante il periodo di inserimento è messo in moto un percorso che può durare due-tre mesi e il cui strumento privilegiato è l’osservazione del minore. Essa è funzionale alla definizione di una prima serie di micro-obiettivi educativi da raggiungere in tempi brevi, dalla cui verifica si evidenziano le potenzialità presenti e le eventuali aree problematiche. Dalla raccolta delle informazioni emerse si passa alla definizione di obiettivi a lungo termine attraverso la stesura del progetto educativo individuale.
La seconda fase vede la messa in atto del progetto educativo ideato e dovrebbe pertanto corrispondere al processo di cambiamento del minore nella direzione ipotizzata. In questa fase sono previsti dei momenti per valutare l’efficacia del progetto pensato, per osservare i progressi ottenuti e metterli in reazione alle risorse utilizzate (del minore, della struttura, del territorio, della famiglia). Nel prevedere i tempi di attuazione dell’intervento è importante tenere costantemente presenti due aspetti: gli sviluppi evolutivi del minore e i cicli evolutivi della famiglia dopo la presa incarico. L’evoluzione fisiologica come quella psicologica del minore deve essere sempre valutata per stimolare e sostenere una crescita adeguata all’età; per questo si ritiene importante prevedere obiettivi realizzabili e verificabili in un arco di tempo preciso.
Considerando che la famiglia è una sfera relazionale e esistenziale in continuo cambiamento, bisogna prevedere che durante la permanenza del minore possano esserci sviluppi positivi o negativi che determinano una variazione relazionale e che può portare ad un bisogno di verifica e ad una messa in discussione di ciò che è stato pianificato nella fase progettuale. Oltre a prendere atto di eventuali nuove crisi, unioni, nascite etc, sembra opportuno promuovere attivamente cambiamenti relazionali recuperando le risorse presenti, laddove possibile.
La terza ed ultima fase corrisponde al graduale distacco del minore dalla casa. Questo
periodo dura in genere alcuni mesi e costituisce una tappa importante del percorso di aiuto e di cambiamento che si è attuato. È il momento in cui fare il punto della situazione e verificare gli andamenti del percorso fatto e l’eventuale rientro in famiglia o nella società.
strumenti del percorso
La relazione emotiva tra educatori e ragazzi è considerata il perno attorno a cui ruota la possibilità del cambiamento, mentre le varie attività rimangono funzionali ai diversi obiettivi pedagogici da raggiungere.
L’empowerment è visto come insieme di concetti che fanno riferimento alle teorie della psicologia di comunità e puntano all’analisi delle risorse e degli strumenti che si hanno per la realizzazione di un progetto attraverso il lavoro di rete con gli altri servizi e le altre istituzioni.
I servizi e le istituzioni con cui si è costantemente in rapporto sono: il Servizio Sociale Territoriale;
il Tribunale per i Minorenni; le istituzioni scolastiche; le associazioni sportive; le associazioni di volontariato; i consultori; l’unità di neuropsichiatria; gli enti referenti delle attività lavorative esterne e degli stage formativi; altre agenzie formative.
Il lavoro di equipe risulta uno strumento che qualifica in senso positivo l’azione educativa sia in quanto le relazioni interpersonali tra i vari educatori possono essere veicolo di sostegno utile per affrontare un’attività altamente coinvolgente, sia in quanto esso tende a stimolare il confronto dialettico tre educatori e ciò può consentire di limitare l’attuazione e/o la ripetizione di interventi disfunzionali.
Per sostenere il lavoro svolto dall’equipe e migliorare la qualità dell’intervento educativo, verrà posta particolare attenzione sia alla formazione permanente che alla partecipazione ai corsi, seminari, incontri di studi su problematiche particolari.
Tra gli strumenti utilizzati, oltre alla relazione educatore-adolescente, risulta prezioso il
lavoro di gruppo degli adolescenti. Il gruppo può infatti rappresentare una cornice contenitiva all’interno della quale risulta sicuro esprimere vissuti emotivi finora soffocati relativi a situazioni doloroso e difficili. Il gruppo dei pari è inoltre funzionale alla soddisfazione del bisogno di appartenenza proprio dell’adolescente.
Riguardo agli interventi realizzabili in direzione esterna alla comunità, un ulteriore strumento di cambiamento sono i colloqui con la famiglia degli adolescenti, in particolare con i genitori laddove vi sia in essi la possibilità di recupero della funzione genitoriale. In tal senso è stato ideato un progetto, che prevede la realizzazione di incontri periodici, volti a offrire sostegno e far emergere le risorse presenti nei genitori e nella famiglia
.
tipologia:
comunità educativa a dimensione familiare
per adolescenti (maschile, 12-18 anni)
indirizzo:
via dei Colli, 115
54100 Altagnana (MS)
tel./fax:
0585 319732
posizione:
casa sita in un piccolo paese
sulle colline che circondano Massa,
raggiungibile con i mezzi pubblici.
autorizzata per:
8 posti + 1 pronta accoglienza
staff:
1 coordinatore esterno,
1 responsabile + 6 operatori,
1 addetta alle pulizie
supportati da un gruppo di volontari.
Supervisione settimanale
con psicoterapeuta esterno.
aperta dal:
2001
documentazione richiesta
documento d’identità;
codice fiscale;
relazione sulla storia del minore
con una prima ipotesi di progetto;
eventuale valutazione psicodiagnostica;
eventuali decreti
emessi dalle autorità competenti;
tessera sanitaria;
esenzione ticket;
certificato delle vaccinazioni;
documentazione medica
secondo la normativa vigente.